Quando si sceglie il pellet, uno degli elementi fondamentali per la scelta riguarda la certificazione. I pellet, infatti, dispongono di diverse certificazioni che servono a dimostrare che la produzione e tutto il processo di lavorazione sono avvenuti seguendo standard qualitativi e norme di sicurezza.
In fase di produzione, infatti, le aziende sono sottoposte a controlli regolari da parte degli enti responsabili di certificare che la produzione e la lavorazione siano avvenuti a norma di legge per garantire la sicurezza e la qualità necessari al raggiungimento della certificazione.
Le certificazioni dei pellet sono diverse, e variano a seconda degli Stati e delle zone di produzione e commercio; per quanto in Italia ancora non siano obbligatorie, le certificazioni che maggiormente vengono usate sono quelle date dallo schema di certificazione ENPLUS. Negli Stati Uniti, a garantire la certificazione dei pellet, è il PFI – Pellet Fuels Institute -che, appunto, garantisce la certificazione PFI. Altro ente certificatore è DIN CERTCO, ente tedesco che rilascia la certificazione DINPLUS
L’ente certificatore ENPLUS dopo aver analizzato i processi produttivi, aver testato i pellet e verificato che la consegna sia avvenuta nel rispetto delle norme e degli standard, rilascia una certificazione che equivale alla qualità riscontrata in fase di controllo. Esistono tre livelli di certificazione ENPLUS
- ENPLUS A1 – i pellet di qualità più elevata, che lasciano un residuo di cenere inferiore allo 0,7%
- ENPLUS A2 – pellet di qualità inferiore in cui il residuo di cenere deve essere inferiore all’1,5%
- ENPLUS B – sono invece i pellet di qualità più bassa, utilizzati esclusivamente in ambito industriale
